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La guerra demografica - Giampaolo Ghilardi - 10/01/2008


Fonte www.effedieffe.com
La tappa finale della rivoluzione sessuale: la distruzione del tessuto sociale attraverso l'accettazione dello sterminio legalizzato, l'aborto, la peggiore aberrazione dei nostri tempi.
Ringraziando la redazione di EFFEDIEFFE,
che mi ha invitato a sviluppare concetti già espressi via mail, vorrei esplicitare alcune riflessioni sul tema della demografia proposto dal lettore signor Eugenio O. pochi giorni orsono.
Riconosco preliminarmente del tutto corretta l’analisi proposta nello scritto; è vero, ed è una verità antica questa per la quale è il terreno demografico quello sul quale si vincono le sfide epocali.
E’ questa dunque una verità che vede noi nel rango degli sconfitti, inesorabilmente.
La demografia è una vera e propria arma, con la quale si stanno modificando gli assetti della società per come questa è conosciuta oggi, e la questione che vorrei affrontare in questa sede è la seguente: chi sia a maneggiare questa arma.
Dirò da subito di non avere una risposta valida per il presente, ma può essere utile compiere un excursus nella storia americana più recente, per osservare come la stessa situazione si sia già verificata e come dunque sia stata gestita la «bomba» demografica dall’estabilishment statunitense.
Il professor Michael E. Jones, già segnalato dalla redazione all’attenzione dei lettori, ha analizzato con profonda acribia storica la vicenda della guerra demografica intrapresa negli Stati Uniti dall’elite protestante WASP (White Anglo Saxon Protestant) agli inizi degli anni ‘20 del secolo scorso (1).
Ritengo utile ribadire il corso di quegli eventi per due ragioni: la prima per il fatto in sé, negletto dalla maggior parte dell’opinione pubblica, alla quale s’è sempre nascosto l’intimo disegno delle elites protestanti mirante la distruzione del tessuto sociale cattolico americano, tessuto dal quale giungeva la minaccia demografica da essi paventata; la seconda ragione è la stretta analogia tra gli eventi occorsi allora e quanto sta accadendo oggi.
Si potrà poi notare che sostanzialmente il movimento operante in quei tempi è lo stesso che si riscontra oggi.
Con ordine.

La società americana nei primi anni del secolo scorso stava ultimando il proprio processo di secolarizzazione, e cominciava a profilarsi una nuova «morale» in materia di costumi sessuali, si stava affermando cioè l’idea che l’atto sessuale non fosse più da leggersi, come invece la Chiesa e la morale corrente insegnavano, in rapporto alla procreazione, ma si iniziò a sostenere la legittimità della ricerca esclusiva del piacere in sé attraverso di esso.
Questo non fu che il coerente epilogo dell’individualismo di matrice protestante, che, dopo aver reciso la sfera religiosa da quella morale, e quest’ultima da quella politico sociale, mostra il proprio vero volto nell’utilitarismo in campo economico e da ultimo nell’edonismo sul piano etico.
Tra i primi effetti di questa nuova morale vi fu il crollo demografico dell’elite protestante WASP, la quale si trovò ad avere dunque una drastica riduzione dei figli generati, che cominciarono anzi ad essere considerati sempre più un fardello o quanto meno un impaccio alla massimizzazione del piacere individuale.
Fu il paradosso nel quale viviamo tutt’oggi: una società ipersessualizzata ma con tassi di natalità sempre decrescenti, nonostante i progressi nelle sfere materiali ed economiche avrebbero consentito condizioni sempre più favorevoli alla prolificazione.
E’ la perversione resa norma, i cui frutti non tarderanno a palesarsi.
Qui, tra le altre aberrazioni, si colloca anche la matrice della mentalità abortistica, la quale non a caso sarà sempre contrabbandata sotto le spoglie, alquanto ipocrite invero, della pianificazione familiare (la famigerata «parenthood planification» che tanto corso avrà nel prosieguo della storia americana e non solo).
Bugia pietosa tesa a nascondere la realtà dei fatti, ossia l’egoismo edonista a cui è d’impaccio la procreazione dei figli, il cui contenimento deve pertanto essere perseguito con ogni mezzo, eventualmente anche il loro sterminio (2).


Questa situazione di contrazione demografica generò un crescente allarme tra gli appartenenti all’elite WASP a fronte della massiccia e continua migrazione che portava negli USA numerosi cittadini europei in cerca di lavoro, segnatamente tedeschi, irlandesi, italiani e polacchi, tutti accomunati dall’appartenenza alla confessione cattolica, e dunque fedeli al magistero della Chiesa. Il tasso di natalità di queste «minoranze», non compromesse dalla a-morale protestante, era preoccupantemente superiore a quello della «maggioranza», che dunque a breve si sarebbe ritrovata a non avere più i numeri per esprimere democraticamente la propria supremazia.
Ciò che più di tutto preoccupava quel ceto dirigente fu l’apparente impermeabilità delle etnie cattoliche allo stile di vita americano.
Si erano creati dei sobborghi italiani, tedeschi, irlandesi e polacchi nei quali si tramandavano gli usi e i costumi originari senza concessioni alle deviazioni americane.
La fedeltà alle proprie radici, e ai propri costumi sessuali specificatamente, fu letta dagli americani come un attacco alla propria identità nazionale; si leggevano questi nuovi cittadini come non americani, a ragione soprattutto della fedeltà di costoro alla Chiesa cattolica (3).
Le élites americane, lungi dal riconoscere nel proprio deperimento demografico un segnale di corruzione dei propri costumi, furono più preoccupate del rischio della perdita di potere politico a favore dei nuovi immigrati, che non dalla propria autoconsunzione, e non seppero escogitare di meglio che convertire/pervertire i peones cattolici dall’insopportabilmente alto tasso riproduttivo al proprio way of life.

Per ottenere questo risultato occorreva anestetizzare le coscienze dei nuovi arrivati e renderle sorde ai richiami del magistero cattolico, occorreva cioè erodere l’autorevolezza, o quanto meno il credito di cui la Chiesa godeva presso i propri fedeli neo cittadini americani.
E quello avvenne.
Si misero in atto una serie di importanti quanto onerose politiche tese a distruggere il tessuto sociale dei gruppi appartenenti alla confessione cattolica, sostanzialmente attraverso la distruzione dei borghi nei quali questi si erano insediati, per «ricollocarli» a macchia di leopardo lontani gli uni dagli altri, soprattutto lontani dalle parrocchie di provenienza e dalle reti di solidarietà che si erano intessute sino a quel momento, al fine di rendere costoro più permeabili alle istanze della società americana.
Questo progetto, che si configurerà come un vero e proprio processo di «ingegneria sociale», fu studiato scientificamente a tavolino dagli intellettuali WASP, e venne forgiato e attuato mediante i nuovi strumenti della psicologia comportamentista nascente proprio in quegli anni sotto l’egida del professor John Watson e della sociologia-filosofia pragmatista deweyana, alla cui scuola i fratelli Blanshard studiarono, e studiarono principalmente il «problema cattolico».
Paul Blanshard scrisse un testo, «American Freedom and Catholic Power», Beacon Press, Boston, 1949, dove si accusava esplicitamente la Chiesa cattolica di essere: «un’organizzazione sopranazionale reazionaria promovente principi ostili alla democrazia».
Significativo notare che, quando il cardinale Spellman attaccò queste argomentazioni come rigurgito di bigottismo anticattolico, l’intero estabilishment WASP si schierò a favore di Blanshard, da Eleanore Roosvelt a Archibald Macleish compreso lo stesso John Dewey (4).
Occorre sostare ulteriormente sull’apporto recato dalla nascente psicologia comportamentista e dalla pedagogia da questa espressa, diffuse poi a livello sociale dal pragmatismo di marca deweyano.


Il comportamentismo predicava l’assoluta plasmabilità dell’essere umano, che, secondo questa scadente ottica, sarebbe del tutto influenzabile dall’ambiente.
Ben presto ci si rese conto dell’errore di questa prospettiva, che venne dunque riformulata in termini più moderati, secondo i quali l’essere umano non sarebbe del tutto plasmabile dall’ambiente esterno, ma molto condizionabile da esso.
In tutto ciò riposava la risposta al problema demografico posto a monte.
Occorreva cioè trovare gli strumenti per plasmare il nuovo uomo americano secondo i cliché che l’élite protestante aveva approntato, pena la sconfitta sul piano demografico, dunque politico.
Quale fu, dunque, la scoperta dei comportamentisti in ordine alla plasmabilità dell’uomo ad opera del contesto sociale?
Si scoprì che quanto più una persona fosse sessualmente viziosa, tanto più questa sarebbe stata succube delle istanze propostegli dall’esterno.
I primi a capire e a sfruttare la verità di questa tesi furono i pubblicitari, che ancora oggi perseguono la via della pansessualizzazione nella presentazione dei propri messaggi in ossequio al principio sopra esposto.
Si delinea perciò una sorta di corto circuito autoreferenziale.
La morale protestante lassista in tema di sessualità secerne un’implosione demografica, per contenere la quale si escogita la strategia di imporre lo stesso costume ai propri immigrati, i quali vengono a loro volta catechizzati al «nuovo corso» attraverso una martellante campagna di propaganda sessuale tesa a fiaccarne le resistenze morali.
Tutto ruota attorno alla questione sessuale, che infatti sarà il leitmotiv sotto traccia di tutta questa scuola di pensiero.
Michael E. Jones, per descrivere questa circolarità, usa un’immagine suggestiva, spiegando come i fautori della rivoluzione sessuale fossero al tempo stesso i «piromani» e i «pompieri».
Piromani in quanto essi stessi causa, a ragione della loro nuova «morale», del problema demografico, e pompieri, o meglio dire presunti tali, in quanto ideologi della pianificazione familiare, intesa quale strumento di controllo del problema stesso.
Questi presunti pompieri vorrebbero cioè estinguere l’incendio mediante le fiamme che lo hanno causato.


Venendo ad oggi, possiamo constatare le diverse tappe che quella perversione ha compiuto, negli Stati Uniti dapprima, e poi in tutto l’Occidente plasmato da quella società.
Dalle campagne per la libertà di espressione, dietro alle quali si nascondeva la liberalizzazione della pornografia, alle campagne cosiddette pro-choice, per concedere alla donna la facoltà di abortire, a quelle per l’equiparazione dei diritti tra la coppie sposate eterosessuali e quelle omosessuali, è stata tutta una cavalcata di pretese fondate sull’amoralità protestante e l’edonismo da essa secreto.
Edonismo rivendicato come diritto, cui lo Stato deve corrispondere il correlativo dovere, per renderne l’accesso quanto più fruibile per tutti.
La demografia diventa un problema laddove si è abdicato al senso proprio dell’attività sessuale, pervertendone la finalità, e piegandola al vizio del puro godimento, mutandola infine in autoerotismo, pur se con la complicità del partner.
Quando una società accede a questo tipo di comportamenti e perverte la propria morale sino a questo punto, inesorabilmente, e giustamente viene da aggiungere, muore.
Oggi si assiste alla desolante situazione per la quale, chi si è reso conto di questo stato di cose, lungi dal trarne le evidenti conseguenze morali, si ostina nel giustificare questa perversione, pretendendo al contempo di non pagarne le conseguenze, la perdita di potere.
Il diabolico di questa parabola sta nel fatto che i teorici dell’ingegneria sociale americana, consci di quanto scritto sin d’ora, abbiano pianificato come «soluzione» al problema costituito dalla propria immoralità l’esportazione/imposizione del problema stesso ai propri vicini, condannandoli alla stessa sorte che necessariamente li/ci aspetta: l’autoestinzione.


Giampaolo Ghilardi

 


Note
1) Confronta Michael Jones, «The Slaughter of Cities», St. Augustine’s Press, south Bend Indiana, 2004. Idem, «Libido Dominandi», St. Augustine’s Press, South Bend Indiana, 2005.
2) E’ da leggere in questo contesto l’atteggiamento dell’ONU, che, sotto l’egida americana, ricatta i cosiddetti Paesi in via di sviluppo, subordinando l’erogazione degli aiuti «umanitari» all’adozione da parte di questi di politiche di «pianificazione parentale», leggi aborto et similia.
Curioso notare il completo stravolgimento dell’aiuto umanitario, che richiede l’omicidio di Stato preventivo come condizione della propria erogabilità.
3) Che questo atteggiamento sia stato per lungo tempo una costante del ambiente americano WASP è testimoniato tra l’altro dal discorso tenuto dall’aspirante alla presidenza J. F. Kennedy, il quale dovette rimarcare di essere cattolico ma non troppo, pronto a disobbedire al Papa, se fosse stato richiesto dalla ragion di Stato, per legittimare la propria candidatura alla Casa Bianca, fugando i dubbi di doppia lealtà addensati sulla sua persona, in quanto cattolico.
4) Confronta M. E. Jones, «The Slaughter of Cities», pagina 21.
Occorrerebbe ben altro spazio per descrivere adeguatamente il ruolo giocato da queste scienze nella nascente culture war contro la Chiesa cattolica.


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